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Per Paolo Fossati
di Gianni Contessi
11/07/2007
 

Il DesignLa fortunata e per taluni aspetti fortunosa acquisizione di una parte certo non imponente ma comunque significativa dei libri posseduti da Paolo Fossati e delle cui future sistemazione, collocazione e valorizzazione riferisce, con altra nota, Stefano Baldi, direttore della Biblioteca del DAMS, offre l’occasione per ripensare la figura e il ruolo di Fossati (1938-1998) a quasi dieci anni dalla morte. Grande studioso dell’arte italiana del Novecento di cui è stato profondo conoscitore e interprete originale, ma anche sagace dirigente della Casa editrice Einaudi, ed anzi responsabile della redazione artistica negli anni migliori della storia di quel prestigioso marchio editoriale.

Va detto che per Fossati l’interesse rivolto alle arti visive nel loro complesso non escludeva la possibilità di più ampi inquadramenti culturali, talché l’arte italiana degli anni fra le due guerre per lo storico e critico torinese finiva con l’essere aspetto di una più vasta ricognizione pertinente agli studi di italianistica, intesi nel senso più vasto ed internazionale dell’espressione. Del resto la connessione fra letteratura e arti visive è agli atti della storiografia della critica ed essa è stata fenomeno squisitamente francese ed italiano. Non si dimentichi, fra l’altro, che Fossati proveniva da studi di filologia (era stato, infatti, allievo di Silvio Avalle d’Arco) e che l’intelligente e sperimentale collana Einaudi Letteratura era stata sua creatura. L’astrattismo, Valori Plastici, la Metafisica e Giorgio De Chirico, la scena e lo spettacolo dei futuristi e poi, ancora, il disegno industriale e le numerose occasioni di una critica militante mai superficiale, mai, se il bisticcio è scusato, “occasionale”, configurano il territorio entro il quale si sono esercitati il talento e il pensiero fossatiani.

Impegnato lungamente nell’insegnamento ma mai veramente inquadrato nell’organico di alcuna università o accademia, Fossati è ricordato dai suoi allievi per l’intensità e la complessità della sua azione didattica che proprio nell’Ateneo torinese avrebbe potuto trovare adeguata definizione, àuspici, prima della sua morte prematura, Roberto Alonge e Gianni Carlo Sciolla.

Quella di Paolo Fossati è stata una figura di caratura e circolazione nazionali ma è da Torino che la sua azione s’è irradiata ed è a Torino che essa ha trovato il luogo in cui insistere e consistere. Ed è proprio a Torino che la scomparsa di Fossati ha creato un vuoto culturale non facilmente colmabile. Lo studioso è stato un punto di riferimento per tutta la vita intellettuale ed artistica della città e adesso, proprio intorno all’acquisizione del corpus librario e in prossimità dello scadere del decennale della morte, il DAMS dell’Università di Torino si accinge a promuovere le forme di un omaggio adeguato all’intellettuale illustre.

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